Si racconta che in Spagna, nel XII secolo ci fu l’incontro tra il prezioso fiore e il monaco domenicano Santucci, originario di Navelli. Egli era membro della Santa Inquisizione ed era grande appassionato di agricoltura.

La leggenda narra che il monaco portò di nascosto tre bulbi a Navelli con la speranza che qui potessero dare buoni frutti. Per realizzare il suo progetto apportò delle correzioni alle pratiche colturali spagnole cercando di adattarle al clima ed al suolo della zona, sviluppando per la prima volta la coltura a ciclo annuale.

Lo zafferano trovò nella Piana di Navelli un habitat ideale e nacque un prodotto di gran lunga superiore a quello coltivato altrove. La diffusione ed il successo dello zafferano di Navelli vanno di pari passo con la storia della città di L’Aquila. Nel XIII sec. L’Aquila era appena sorta e subito divenne famosa per il pregiato zafferano, che, dalla zona dell’Altopiano di Navelli, si estese a tutto il territorio circostante, dando vita a un commercio imponente con le città di Milano e Venezia e con alcune città estere quali Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga ed Augusta.

Il più antico documento che testimonia la coltivazione ed il commercio della spezia, divenuta famosa come Zafferano dell’Aquila, è un diploma di Re Roberto d’Angiò del 1317 (Antico Archivio Aquilano, V. 42, c. 16v.-17r.). Il XV sec. fu per L’Aquila il periodo di maggiore prosperità economica, culturale e spirituale: nel 1454, per volere di San Giovanni da Capestrano, si pose la prima pietra della Basilica di San Bernardino da Siena, la cui costruzione venne finanziata con le gabelle imposte sullo zafferano.

Nel 1458 Re Ferrante I D’Aragona decretò il diritto della città di L’Aquila a fondare una Università; questo accadde in concomitanza con l’apertura di una fiorente tipografia da parte di un commerciante di zafferano di origine tedesca, Adamo da Rotweil, allievo di Johannes Gutemberg, inventore della stampa.

Affermatosi a livello internazionale, lo zafferano dell’Aquila veniva conteso tra tanti commercianti, soprattutto veneziani, milanesi e fiorentini. Fra i più importanti consumatori della spezia è necessario ricordare i tedeschi di Norimberga che, intorno al 1513, preferirono non avere più l’intermediazione dei mercanti di Venezia e si stabilirono a L’Aquila con una propria delegazione.

La maggiore produzione di zafferano si ebbe nel XVI sec., a cavallo degli anni 1583 e 1584, ma fu proprio in questo secolo che, a causa della peste, di alcune guerre e dell’accrescersi delle gabelle imposte dai monarchi spagnoli, si giunse al declino della coltivazione dello zafferano dell’Aquila: nel 1646 si arrivò addirittura a produrne un solo chilogrammo contro i 4000kg di due secoli prima.

Con l’arrivo dei Borboni al Regno di Napoli ci fu una graduale ripresa della coltivazione tanto che nel 1830 si produssero 45 ql. di zafferano su una superficie di 45 Ha. Ma nel corso del tempo la situazione cominciò di nuovo a regredire fino ad una drastica riduzione nel XIX secolo.

Si arriva così ai giorni nostri: oggi la coltivazione dello zafferano è portata avanti solo da pochi agricoltori e si stima che la produzione media annua per tutta la Piana di Navelli sia di circa 40 Kg.

Il disciplinare dello Zafferano dell’Aquila D.O.P.

Un pensiero su “Lo Zafferano dell’Aquila D.O.P.

  • luglio 19, 2018 alle 12:00 pm
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    Bel racconto, bella storia. Una spezie volano di ricchezza cultura civiltà.

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